mercoledì 26 gennaio 2011

Lettera aperta alla RAI


Egr. sig. Presidente della RAI,

anche quest'anno ho ricevuto a casa, puntualissimo come ogni debito da pagare, il bollettino per il rinnovo dell'abbonamento TV. Al di là delle considerazioni sostanziali, che affronterò fra breve, le faccio innanzitutto notare che c'è una sottile incongruenza di fondo nel chiamare «abbonamento» una tassa obbligatoria. Gradirei che le cose vengano chiamate per quello che sono, senza stratagemmi per addolcire la pillola. Trattandosi di una tassa vera e propria, so che dovrei in realtà indirizzare questa mia presente a qualche rappresentante dello Stato, forse qualche ministro; siccome tuttavia la suddetta tassa viene devoluta alla RAI, che lei dirige, ed essendo la RAI, almeno sulla carta, una struttura pubblica, ho ritenuto ugualmente consono rivolgermi a lei.

Ma veniamo al punto. Le scrivo queste righe per annunciarle la mia decisione di non pagare più l'abbonamento alla TV, altrimenti detto canone RAI. O, meglio, per renderla consapevole delle motivazioni che mi hanno portato a questa decisione sofferta (per me che ancora, stoltamente, credo a valori quali l'onestà, la giustizia, la verità), e che qui di seguito le riporto.

Non pagherò più il canone RAI, caro presidente, perché la sua azienda RAI, mai come ora, è diventata uno strumento di propaganda e di subdola manipolazione dell'opinione pubblica, attraverso l'alterazione delle verità, la distorsione o l'occultamento dei fatti, l'uso delle tecniche di distrazione di massa per sviare l'attenzione su eventi scomodi al potere, l'imposizione di assurde regole atte solo ad ostacolare quei pochi che ci tengono ancora a fare giornalismo.

Non pagherò più il canone RAI perché non tollero più la sistematica disinformazione che fanno i suoi TG. Minzolini è diventato lo zimbello d'Italia, con i suoi ridicoli servizi sui cani maggiordomo, sui vasetti per la pupù dei bimbi alla moda, sui biliardini di cristallo e via dicendo, ma soprattutto il TG1 è diventato un contenitore di non-notizie e, peggio ancora, di false-notizie o notizie alterate per compiacere il padrone. Dobbiamo ricordare, caro presidente, il famoso editoriale in cui Minzolini annunciò che David Mills fu assolto, anziché prescritto? E dobbiamo ricordare anche che il TG1 fu l'unico a non dare la notizia sulla vicenda D'Addario, con la patetica scusa che si trattava di gossip, ma con il palese intento di nascondere un fatto scomodo? E dobbiamo ricordare invece l'accanimento (con tanto di editoriali del Minzolini) contro Fini, reo di aver contestato pubblicamente il padrone? E vogliamo ricordare, ancora, che mentre i cassintegrati della Vinils protestavano ad oltranza asserragliati all'Asinara (la notoria «isola dei cassintegrati»), il suo TG1 proponeva un servizio su... l'unico guardiano rimasto al carcere dismesso dell'Asinara?
Questo tipo di informazione pilotata è un insulto alla mia intelligenza e una presa in giro nei confronti dell'onestà intellettuale di ogni persona per bene. Ma soprattutto non è un servizio di utilità pubblica; lo definirei piuttosto un servizio privato fatto per compiacere il padrone, un asservimento ai suoi comandamenti. Ovviamente io non posso impedire tutto ciò, ma non intendo permettere che si continui a perpetrare questo scempio anche con il mio denaro.

Non pagherò più il canone RAI anche perché nella sua azienda pullulano personaggi mediocri, senza dignità, aggrappati alla propria poltrona e senza il minimo scrupolo nell'attuare gli ordini dei manovratori governativi. Mi riferisco a Masi, allo stesso Minzolini, alla Petruni, ai vari Lupi, Vespa e compagnia bella. Si è accorto tra l'altro, caro presidente, che la sua azienda è ormai diventata una succursale della Fininvest, con uno stuolo di ex funzionari ed ex dirigenti Fininvest a ricoprire i più disparati ruoli direzionali e di controllo (vedi l'Agcom)? Mi spiega come sia possibile garantire che la conduzione dell'azienda sia equa, imparziale e abbia come finalità l'interesse comune?
Non pagherò più il canone perché la sua azienda RAI già da tempo non dispone più di palinsesti di pubblico interesse e di pubblica utilità. Le faccio un esempio per tutti: la RAI non è stata in grado nemmeno di garantire la copertura degli ultimi mondiali di calcio. Che ci avete fatto con i soldi del nostro canone? A questo dovrebbero servire, io credo. O forse sono stati usati per pagare qualche stipendio d'oro? O forse sono mancati perché è stata soppressa qualche trasmissione scomoda, seppur di successo, e sono calati gli introiti pubblicitari? Sono sicuro, guardi un po', che i soldi per la prossima edizione dell'Isola dei Famosi lei invece li troverà sicuramente.

Non pagherò più il canone perché so che la sua azienda RAI, caro presidente, fa di tutto (e continuerà a farlo) per mettere il bastone fra le ruote a quelle trasmissioni scomode, ovvero quelle che danno fastidio agli interessi governativi, anche se sono le poche che tentano di analizzare gli avvenimenti e approfondire i problemi. Mi riferisco a Report, Anno Zero, Vieni via con me, e altre simili, che vengono marchiate e macchiate di una gravissima onta, la «faziosità», perché remano contro il potere cui è asservita la sua azienda. Ma non sono le trasmissioni a essere faziose, caro presidente, sono i fatti di cronaca e le azioni che smentiscono continuamente i suoi padroni e li rivelano per quello che sono. E un vero servizio pubblico deve nascondere fatti e avvenimenti o deve parlarne, secondo lei? Insisto, e le chiedo: può un servizio pubblico ostacolare sistematicamente (e con i mezzi più abbietti e feroci, aggiungerei) tutti i programmi che non adulano il padrone e assecondare tutti quei programmi che invece lo fanno, o quanto meno far finta di nulla? E' normale che vengano rimossi i giornalisti e i dirigenti considerati più in gamba (come la Busi, la Ferrario, Rossetti) solo perché si permettono di dissentire dalla voce unica del padrone? E' pubblico servizio, questo, secondo lei? Secondo me, ne è molto distante. La sua azienda, mi permetta, sta perseguendo degli interessi assai privati, anziché gli interessi di noi cittadini.

Non pagherò più il canone RAI, inoltre, perché la RAI si è trasformata, nel tempo, in un agglomerato di dipendenti, collaboratori, consulenti, dirigenti assunti per clientelismo. E' una grande famiglia in cui la percentuale di figli, nipoti, cugini, parenti di chi vi lavora è notoriamente stupefacente. Anche questo atteggiamento di favoritismo a pochi privilegiati, caro presidente, mi sembra un servizio tendenzialmente assai privato, anziché pubblico.

Guardi la RAI cos'è diventata, signor presidente. Di fatto oggi la RAI è una struttura che dovrebbe fare informazione e invece falsifica e nasconde gli avvenimenti; che dovrebbe garantire voci e spazi equilibrati e invece si schiera, più spudoratamente che mai, con gli interessi di una sola parte, ovviamente governativa; che dovrebbe avere a cuore la qualità e l'utilità dei servizi che offre e invece ha (e promuove!) palinsesti di una mediocrità intollerabile; che dovrebbe dare visibilità a persone di indubbia moralità e competenza e invece propone figure improponibili come Minzolini e Masi.

In definitiva, egregio presidente, smetterò di pagare il canone RAI perché la RAI non la considero più pubblica. Mi rincresce dirlo, ma è proprio così: la sua azienda, anche se legalmente risulta ancora di proprietà dello stato, non si può più chiamare un'azienda pubblica. Mi dirà che è sempre stato così. Non è vero. La RAI è sempre stata lottizzata politicamente, d'accordo, ma mai è stata così meschinamente asservita alla propaganda governativa come in questo periodo storico. La RAI in passato non è mai stata usata come strumento per cercare di manipolare la realtà e le coscienze. La sua RAI invece lo fa. Se è questo quello che vuole, la RAI se la tenga lei.
Io mi dissocio con tutte le mie forze.

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