<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1886426244190145833</id><updated>2012-01-30T10:26:37.834+01:00</updated><category term='teoria'/><category term='informazione'/><category term='obiettivi'/><category term='energia'/><category term='vita'/><category term='perché'/><category term='tempo'/><category term='rai'/><category term='entropia'/><category term='zen'/><category term='rivoluzione'/><category term='universo'/><category term='stelle'/><title type='text'>Sulle ali della Torre Mancina</title><subtitle type='html'>{ Sapere aude :: Abbi il coraggio di servirti del tuo proprio intelletto }</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://torremancina.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1886426244190145833/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://torremancina.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>danee</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>8</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1886426244190145833.post-2869136006351116366</id><published>2011-10-01T13:18:00.000+02:00</published><updated>2011-12-16T13:24:37.067+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rivoluzione'/><title type='text'>Elogio del forcone</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-aAcwNDRUlnc/Tus3n-tfoAI/AAAAAAAAAFw/0SnusfpGIt0/s1600/014_forcone.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-aAcwNDRUlnc/Tus3n-tfoAI/AAAAAAAAAFw/0SnusfpGIt0/s200/014_forcone.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Dicesi &lt;b&gt;forcone&lt;/b&gt; attrezzo agricolo costituito da un manico, tipicamente di legno, e da una parte terminale fatta di denti, da 2 a 5. I denti, detti rabbi, sono in genere metallici (è la tipologia che qui più ci interessa).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antico arnese dai molteplici usi, il forcone si ripropone nei tempi come strumento sempre utile all'uomo, fin dal Medioevo. Nella sue sempre uguali fattezze, ancora insostituito strumento di ausilio al lavoro nei campi, esso ci stupisce per la sua semplicità e al tempo stesso per la sua attualità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tipico uso del forcone è la raccolta di elementi naturali quali fieno, paglia, terriccio o anche &lt;b&gt;letame&lt;/b&gt; (la tipologia che qui ci interessa).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un particolare utilizzo del forcone, tuttavia, si vuole magnificare in questa sede. Insospettatamente, infatti, il forcone può rivelarsi fonte di ispirazione per epocali imprese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Consideriamo le sue caratteristiche peculiari. Per la sua maneggevolezza, il forcone può essere agilmente menato per l'aere. Per la sua non indifferente lunghezza, esso ha un ottimo raggio di azione e può essere brandito a distanza. Per la sua estesa superficie di contatto, a molteplici punte, esso è in grado di procurare sicuro e repentino nocumento all'avversario. Non da ultimo, dato il suo esiguo valore, esso è facilmente reperibile con pochi danari, e senza alcuna previa autorizzazione (come invece può accadere per differenti tipologie di equipaggiamenti moderni da combattimento).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Orbene, viste le suddette inconfutabili qualità, il forcone a buon diritto può assurgere ad elemento perfetto per operazioni di persuasione di massa. Dato un sufficiente numero di individui, in adeguato stato di inquietudine, muniti ognuno di tale attrezzo e uniti da comuni intenti, è possibile se non probabile dare adito a un fenomeno tipico dei corsi e ricorsi storici. Tale fenomeno è denominato: &lt;b&gt;Rivoluzione&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;
Pertanto, chiunque abbia un forcone lo custodisca con cura, lo mantenga in buone condizioni, lo osservi lungamente e attentamente, si faccia ispirare dal suo glorioso passato, provi alfine a impugnarlo e a brandirlo, senta il fremito della soddisfazione di andare a ripulire il letame che immonda la sua patria, abbia un sussulto di orgoglio e passi finalmente all'azione... Obiettivo: il &lt;b&gt;parlamento&lt;/b&gt; italiano.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
Tutti in marcia!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1886426244190145833-2869136006351116366?l=torremancina.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://torremancina.blogspot.com/feeds/2869136006351116366/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://torremancina.blogspot.com/2011/10/elogio-del-forcone.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1886426244190145833/posts/default/2869136006351116366'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1886426244190145833/posts/default/2869136006351116366'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://torremancina.blogspot.com/2011/10/elogio-del-forcone.html' title='Elogio del forcone'/><author><name>danee</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-aAcwNDRUlnc/Tus3n-tfoAI/AAAAAAAAAFw/0SnusfpGIt0/s72-c/014_forcone.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1886426244190145833.post-1632616370490689291</id><published>2011-06-06T23:46:00.000+02:00</published><updated>2011-12-08T22:27:12.267+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vita'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tempo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='obiettivi'/><title type='text'>Quaranta</title><content type='html'>&lt;br /&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/40_(numero)"&gt;Quaranta&lt;/a&gt; non è un numero
particolarmente interessante. In matematica, ad esempio, è un
“semi-perfetto”. E' anche un numero “abbondante”. E' un
numero che rappresenta un poligono regolare (l'ottagono). E'
divisibile per la somma delle sue cifre. E' inoltre la somma di due
quadrati. Ma niente di speciale. In chimica è il numero atomico
dello zirconio, elemento abbastanza anonimo.&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
Nella vita, tuttavia, il numero
&lt;b&gt;quaranta&lt;/b&gt; è assai più interessante. Già un anno fa, quando mi sono
svegliato la mattina del mio trentanovesimo compleanno, e nei giorni
successivi, ho cominciato a provare qualcosa di diverso. Mi sono
subito reso conto del perché: ero appena entrato nel mio
&lt;b&gt;quarantesimo anno di vita&lt;/b&gt;.&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
I quarant'anni sono un &lt;b&gt;percorso&lt;/b&gt;, che il
giorno delle quaranta candeline finisce, ma che è iniziato 365
giorni prima. Almeno così è stato per me. Ho avuto un anno intero
per assaporarlo, per rattristarmi il più delle volte al pensiero del
tempo che passa, ma anche per cercare nuovi stimoli e soprattutto
volontà di sperimentare nuove cose.&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
Il tempo passa veloce per chi non vive
contento, dicono i saggi. A me è passato molto veloce. Sono
contento? Obiettivamente non posso dire di no, per molti aspetti. Ma
i quarant'anni mi hanno dato modo di riflettere parecchio.&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
Quaranta è proprio il centro della
vita di un uomo. E' quell'età in cui hai ancora un futuro
ragionevolmente lungo, ma anche un passato a cui guardare. Puoi fare
confronti, dare giudizi, hai insomma sufficiente materiale per fare
un &lt;b&gt;bilancio&lt;/b&gt; della tua &lt;b&gt;vita&lt;/b&gt;. Ti sembra di essere esattamente a metà
del cammino.&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
La cosa sorprendente è che questo
meccanismo analitico scatta in maniera inconscia e del tutto
automatica. Molti amici, miei coetanei o di qualche anno meno
giovani, hanno sperimentato le medesime sensazioni. Ti viene
spontaneo pensare a ciò che eri a venti anni, ai desideri che allora
volevi realizzare, e confrontarli con quelli che a quaranta hai
effettivamente realizzato. Ciò che a vent'anni vedevi come il tuo
&lt;b&gt;futuro&lt;/b&gt;, ora è diventato il tuo &lt;b&gt;passato&lt;/b&gt;. E la domanda che sorge,
ineluttabile, è: il futuro che immaginavo coincide con il passato
che ho vissuto? 
&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
Quarant'anni è l'età perfetta per
porsi una tale questione esistenziale. E' un'età quasi mistica. E'
una svolta, un punto di non ritorno, una fine ma anche un inizio.
Così l'ho vissuta io.&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
A vent'anni ero un visionario. Pieno di
idealismi, mi immaginavo brillante scienziato, sognavo di essere
negli Stati Uniti, mi vedevo proiettato in una società che mi
avrebbe dato piena soddisfazione. Ero assetato di giustizia: già
allora constatavo profonde divergenze tra quelli che erano i miei
ideali e quello che invece il mondo offriva. Sentivo una vocazione
speciale per la famiglia, volevo sposarmi giovane e avere figli da
giovane.&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
Le cose sono andate un po'
diversamente. Ora, vent'anni dopo, parte di quei sogni li ho
realizzati, altri sto disperatamente cercando di realizzarli. Altri
ancora hanno perso il loro fascino giovanile, in parte a causa di
inevitabili disillusioni cui sono andato incontro e in parte per una
diversa priorità che hanno assunto via via nel tempo. 
&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
Sono ancora qui in Italia e sono ancora
profondamente assetato di giustizia, anzi, sicuramente più di
allora. Sono felicemente sposato, ma purtroppo non ho figli. Ho
studiato con soddisfazione e ho una buona laurea. Le prospettive di
carriera tuttavia hanno lasciato il posto a scelte di vita che ho
ritenuto, al tempo opportuno, più importanti. Non chiedetemi se mi
sono pentito, non ho la risposta. Come potrei sapere dove mi avrebbe
condotto il sentiero che ho lasciato dieci anni fa al bivio che mi ha
portato dove sono invece ora? 
&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
Certo, in vent'anni non ho fatto
tantissime cose che avrei voluto. Un po' per pigrizia, un po' per
mancanza di tempo, forse per mancanza di occasioni. Non sono mai
stato una persona che facilmente si mette in gioco. Dovrei essere
scontento di questo? Forse sì, ma mi rendo conto che sarei ingiusto.
Sono un perfezionista per natura, quindi tendo ad essere esigente con
me stesso, e a giudicarmi negativamente per gli obiettivi mancati
nella vita. Sarei ingiusto perché &lt;b&gt;le cose più importanti, in
realtà, le ho ottenute&lt;/b&gt;. Tranne una. Ma ci sono cose, ahimè,
al di fuori del nostro controllo.&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
A quarant'anni ho cambiato prospettiva.
Vecchi interessi si sono affievoliti, e ne sono nati di nuovi. Nuovi
&lt;b&gt;bisogni intellettuali&lt;/b&gt;, nuove necessità &lt;b&gt;spirituali&lt;/b&gt;, nuovi desideri di
scoperta, nuovi &lt;b&gt;traguardi da raggiungere&lt;/b&gt;. Ecco dunque che,
inevitabilmente, mi sono ritrovato a riconsiderare la scala delle
priorità e degli obiettivi della mia vita.&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
Riuscirò a realizzarli? Be', ve lo
saprò dire, forse, a 60 anni...&lt;/div&gt;
&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1886426244190145833-1632616370490689291?l=torremancina.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://torremancina.blogspot.com/feeds/1632616370490689291/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://torremancina.blogspot.com/2011/06/quaranta.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1886426244190145833/posts/default/1632616370490689291'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1886426244190145833/posts/default/1632616370490689291'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://torremancina.blogspot.com/2011/06/quaranta.html' title='Quaranta'/><author><name>danee</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1886426244190145833.post-3593595350871794380</id><published>2011-01-26T16:03:00.002+01:00</published><updated>2011-01-26T16:10:54.583+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rai'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='informazione'/><title type='text'>Lettera aperta alla RAI</title><content type='html'>&lt;style type="text/css"&gt;
p, li { white-space: pre-wrap; }
&lt;/style&gt; &lt;br /&gt;
&lt;div style="-qt-block-indent: 0; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-indent: 0px;"&gt;Egr. sig. Presidente della RAI,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="-qt-block-indent: 0; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-indent: 0px;"&gt;anche quest'anno ho ricevuto a casa, puntualissimo come ogni debito da pagare, il bollettino per il rinnovo dell'abbonamento TV. Al di là delle considerazioni sostanziali, che affronterò fra breve, le faccio innanzitutto notare che c'è una sottile incongruenza di fondo nel chiamare «abbonamento» una tassa obbligatoria. Gradirei che le cose vengano chiamate per quello che sono, senza stratagemmi per addolcire la pillola. Trattandosi di una tassa vera e propria, so che dovrei in realtà indirizzare questa mia presente a qualche rappresentante dello Stato, forse qualche ministro; siccome tuttavia la suddetta tassa viene devoluta alla RAI, che lei dirige, ed essendo la RAI, almeno sulla carta, una struttura pubblica, ho ritenuto ugualmente consono rivolgermi a lei. &lt;/div&gt;&lt;div style="-qt-block-indent: 0; -qt-paragraph-type: empty; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-indent: 0px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-qt-block-indent: 0; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-indent: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;
Ma veniamo al punto. Le scrivo queste righe per annunciarle la mia decisione di non pagare più l'abbonamento alla TV, altrimenti detto canone RAI. O, meglio, per renderla consapevole delle motivazioni che mi hanno portato a questa decisione sofferta (per me che ancora, stoltamente, credo a valori quali l'onestà, la giustizia, la verità), e che qui di seguito le riporto.&lt;/div&gt;&lt;div style="-qt-block-indent: 0; -qt-paragraph-type: empty; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-indent: 0px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-qt-block-indent: 0; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-indent: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;
Non pagherò più il canone RAI, caro presidente, perché la sua azienda RAI, mai come ora, è diventata uno strumento di propaganda e di subdola manipolazione dell'opinione pubblica, attraverso l'alterazione delle verità, la distorsione o l'occultamento dei fatti, l'uso delle tecniche di distrazione di massa per sviare l'attenzione su eventi scomodi al potere, l'imposizione di assurde regole atte solo ad ostacolare quei pochi che ci tengono ancora a fare giornalismo.&lt;/div&gt;&lt;div style="-qt-block-indent: 0; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-indent: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;
Non pagherò più il canone RAI perché non tollero più la sistematica disinformazione che fanno i suoi TG. Minzolini è diventato lo zimbello d'Italia, con i suoi ridicoli servizi sui cani maggiordomo, sui vasetti per la pupù dei bimbi alla moda, sui biliardini di cristallo e via dicendo, ma soprattutto il TG1 è diventato un contenitore di non-notizie e, peggio ancora, di false-notizie o notizie alterate per compiacere il padrone. Dobbiamo ricordare, caro presidente, il famoso editoriale in cui Minzolini annunciò che David Mills fu assolto, anziché prescritto? E dobbiamo ricordare anche che il TG1 fu l'unico a non dare la notizia sulla vicenda D'Addario, con la patetica scusa che si trattava di gossip, ma con il palese intento di nascondere un fatto scomodo? E dobbiamo ricordare invece l'accanimento (con tanto di editoriali del Minzolini) contro Fini, reo di aver contestato pubblicamente il padrone? E vogliamo ricordare, ancora, che mentre i cassintegrati della Vinils protestavano ad oltranza asserragliati all'Asinara (la notoria «isola dei cassintegrati»), il suo TG1 proponeva un servizio su... l'unico guardiano rimasto al carcere dismesso dell'Asinara?&lt;/div&gt;&lt;div style="-qt-block-indent: 0; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-indent: 0px;"&gt;Questo tipo di informazione pilotata è un insulto alla mia intelligenza e una presa in giro nei confronti dell'onestà intellettuale di ogni persona per bene. Ma soprattutto non è un servizio di utilità pubblica; lo definirei piuttosto un servizio privato fatto&amp;nbsp;per compiacere il padrone, un asservimento ai suoi comandamenti. Ovviamente io non posso impedire tutto ciò, ma non intendo permettere che si continui a perpetrare questo scempio anche con il mio denaro. &lt;/div&gt;&lt;div style="-qt-block-indent: 0; -qt-paragraph-type: empty; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-indent: 0px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-qt-block-indent: 0; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-indent: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;
Non pagherò più il canone RAI anche perché nella sua azienda pullulano personaggi mediocri, senza dignità, aggrappati alla propria poltrona e senza il minimo scrupolo nell'attuare gli ordini dei manovratori governativi. Mi riferisco a Masi, allo stesso Minzolini, alla Petruni, ai vari Lupi, Vespa e compagnia bella. Si è accorto tra l'altro, caro presidente, che la sua azienda è ormai diventata una succursale della Fininvest, con uno stuolo di ex funzionari ed ex dirigenti Fininvest a ricoprire i più disparati ruoli direzionali e di controllo (vedi l'Agcom)? Mi spiega come sia possibile garantire che la conduzione dell'azienda sia equa, imparziale e abbia come finalità l'interesse comune? &lt;/div&gt;&lt;div style="-qt-block-indent: 0; -qt-paragraph-type: empty; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-indent: 0px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-qt-block-indent: 0; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-indent: 0px;"&gt;Non pagherò più il canone perché la sua azienda RAI già da tempo non dispone più di palinsesti di pubblico interesse e di pubblica utilità. Le faccio un esempio per tutti: la RAI non è stata in grado nemmeno di garantire la copertura degli ultimi mondiali di calcio. Che ci avete fatto con i soldi del nostro canone? A questo dovrebbero servire, io credo. O forse sono stati usati per pagare qualche stipendio d'oro? O forse sono mancati perché è stata soppressa qualche trasmissione scomoda, seppur di successo, e sono calati gli introiti pubblicitari? Sono sicuro, guardi un po', che i soldi per la prossima edizione dell'Isola dei Famosi lei invece li troverà sicuramente.&lt;/div&gt;&lt;div style="-qt-block-indent: 0; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-indent: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="-qt-block-indent: 0; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-indent: 0px;"&gt;Non pagherò più il canone perché so che la sua azienda RAI, caro presidente, fa di tutto (e continuerà a farlo) per mettere il bastone fra le ruote a quelle trasmissioni scomode, ovvero quelle che danno fastidio agli interessi governativi, anche se sono le poche che tentano di analizzare gli avvenimenti e approfondire i problemi. Mi riferisco a Report, Anno Zero, Vieni via con me, e altre simili, che vengono marchiate e macchiate di una gravissima onta, la «faziosità», perché remano contro il potere cui è asservita la sua azienda. Ma non sono le trasmissioni a essere faziose, caro presidente, sono i fatti di cronaca e le azioni che smentiscono continuamente i suoi padroni e li rivelano per quello che sono. E un vero servizio pubblico deve nascondere fatti e avvenimenti o deve parlarne, secondo lei? Insisto, e le chiedo: può un servizio pubblico ostacolare sistematicamente (e con i mezzi più abbietti e feroci, aggiungerei) tutti i programmi che non adulano il padrone e assecondare tutti quei programmi che invece lo fanno, o quanto meno far finta di nulla? E' normale che vengano rimossi i giornalisti e i dirigenti considerati più in gamba (come la Busi, la Ferrario, Rossetti) solo perché si permettono di dissentire dalla voce unica del padrone? E' pubblico servizio, questo, secondo lei? Secondo me, ne è molto distante. La sua azienda, mi permetta, sta perseguendo degli interessi assai privati, anziché gli interessi di noi cittadini.&lt;/div&gt;&lt;div style="-qt-block-indent: 0; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-indent: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;
Non pagherò più il canone RAI, inoltre, perché la RAI si è trasformata, nel tempo, in un agglomerato di dipendenti, collaboratori, consulenti, dirigenti assunti per clientelismo. E' una grande famiglia in cui la percentuale di figli, nipoti, cugini, parenti di chi vi lavora è notoriamente stupefacente. Anche questo atteggiamento di favoritismo a pochi privilegiati, caro presidente, mi sembra un servizio tendenzialmente assai privato, anziché pubblico.&lt;/div&gt;&lt;div style="-qt-block-indent: 0; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-indent: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;
Guardi la RAI cos'è diventata, signor presidente. Di fatto oggi la RAI è una struttura che dovrebbe fare informazione e invece falsifica e nasconde gli avvenimenti; che dovrebbe garantire voci e spazi equilibrati e invece si schiera, più spudoratamente che mai, con gli interessi di una sola parte, ovviamente governativa; che dovrebbe avere a cuore la qualità e l'utilità dei servizi che offre e invece ha (e promuove!) palinsesti di una mediocrità intollerabile; che dovrebbe dare visibilità a persone di indubbia moralità e competenza e invece propone figure improponibili come Minzolini e Masi.&lt;/div&gt;&lt;div style="-qt-block-indent: 0; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-indent: 0px;"&gt;&lt;br /&gt;
In definitiva, egregio presidente, smetterò di pagare il canone RAI perché la RAI non la considero più pubblica. Mi rincresce dirlo, ma è proprio così: la sua azienda, anche se legalmente risulta ancora di proprietà dello stato, non si può più chiamare un'azienda pubblica. Mi dirà che è sempre stato così. Non è vero. La RAI è sempre stata lottizzata politicamente, d'accordo, ma mai è stata così meschinamente asservita alla propaganda governativa come in questo periodo storico. La RAI in passato non è mai stata usata come strumento per cercare di manipolare la realtà e le coscienze. La sua RAI invece lo fa. Se è questo quello che vuole, la RAI se la tenga lei. &lt;/div&gt;&lt;div style="-qt-block-indent: 0; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-indent: 0px;"&gt;Io mi dissocio con tutte le mie forze.&lt;/div&gt;&lt;div style="-qt-block-indent: 0; -qt-paragraph-type: empty; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-indent: 0px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1886426244190145833-3593595350871794380?l=torremancina.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://torremancina.blogspot.com/feeds/3593595350871794380/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://torremancina.blogspot.com/2011/01/lettera-aperta-alla-rai.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1886426244190145833/posts/default/3593595350871794380'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1886426244190145833/posts/default/3593595350871794380'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://torremancina.blogspot.com/2011/01/lettera-aperta-alla-rai.html' title='Lettera aperta alla RAI'/><author><name>danee</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1886426244190145833.post-59123887293635087</id><published>2010-10-16T14:35:00.001+02:00</published><updated>2011-05-04T18:48:48.531+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='universo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='entropia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='energia'/><title type='text'>L'entropia di un assegno</title><content type='html'>L'assegno bancario, questo misero rettangolo di carta autografato, è un retaggio storico che, stando a Wikipedia, risale addirittura al 1763. Nell'era di Internet, del digitale e del virtuale non sarebbe il caso di abbandonare questa tecnica primitiva di trasferimento di denaro? Soprattutto visto e considerato la quantità di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Entropia"&gt;entropia&lt;/a&gt; che la riscossione di un assegno introduce nell'universo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il semplice fatto che l'assegno si può riscuotere solo presentandosi di persona allo sportello della banca, infatti, comporta alcune conseguenze devastanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Primo: spostamento verso la banca. Se mi sposto con l'auto consumo carburante, se mi sposto a piedi o in bicicletta consumo calorie. In ogni caso mi occorre energia cinetica, per ottenere la quale devo produrre energia termica, in un processo irreversibile. Ovvero l'entropia aumenta. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo: arrivo in banca. Una volta raggiunta la banca entra in gioco il fattore tempo. La coda di persone davanti a me, ovvero un sistema caotico che rallenta il raggiungimento dell'obiettivo finale, introduce attesa. Gli impiegati (lenti) introducono ulteriori fattori di aleatorietà, dato che con gli impiegati agli sportelli può succedere qualunque tipo di imprevisto. Il sistema diventa sempre più caotico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Terzo: arrivo allo sportello. A questo livello ci sono moduli da compilare per il deposito dell'assegno, per la cui operazione occorre impiego di ulteriore tempo e consumo di materiale (carta, inchiostro). Quindi avviene l'inserimento dei dati nei computer i quali, quando funzionano, lo fanno su sistemi sviluppati negli anni settanta e dunque non proprio al massimo dell'efficienza. Il tutto termina con il rilascio della ricevuta, ovvero consumo di altra carta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quarto: ritorno. Valgono le stesse considerazioni del punto primo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si può osservare che all'interno della banca l'entropia subisce un'impennata notevole, sia per fattori di caos ambientale, sia per l'energia inevitabilmente e irreversibilmente spesa in proporzione al tempo perso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, in tutto ciò non ho considerato due variabili che potrebbero influire in maniera non trascurabile sui livelli di entropia finale:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1) Se si ha la sventura di avere il conto in posta anziché in banca, l'entropia generata aumenta di un fattore imprevedibile. Tale aumento è dovuto agli impiegati postali che, mediamente più lenti e inefficienti di quelli bancari, possono raggiungere incredibili livelli di inettitudine.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2) All'energia consumata durante tutto questo processo va aggiunta una buona dose di energia interiore. Lo stress generato da ognuna delle circostanze che l'incasso di un assegno determina è potenzialmente elevato, seppur soggettivo (se il soggetto è il sottoscritto, è massimo). La ricerca del parcheggio può essere frustrante, l'attesa in coda snervante, l'indolenza degli impiegati irritante, l'odore degli uffici postali nauseante e così via. Se poi il livello di stress da attesa supera la soglia critica, è anche possibile (nel caso del sottoscritto è matematico) che il soggetto abbandoni l'impresa rimandandola a occasioni migliori. E l'entropia ringrazia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ebbene, perché vogliamo far terminare l'universo prima del tempo aumentando inutilmente la sua entropia? Basta poco, basta solo adeguarsi ai mezzi moderni: cinque minuti di tempo e un bonifico online e la nostra vita durerà più a lungo.&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1886426244190145833-59123887293635087?l=torremancina.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://torremancina.blogspot.com/feeds/59123887293635087/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://torremancina.blogspot.com/2010/10/lentropia-di-un-assegno.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1886426244190145833/posts/default/59123887293635087'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1886426244190145833/posts/default/59123887293635087'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://torremancina.blogspot.com/2010/10/lentropia-di-un-assegno.html' title='L&apos;entropia di un assegno'/><author><name>danee</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1886426244190145833.post-1551326568059084111</id><published>2010-08-16T12:34:00.002+02:00</published><updated>2010-08-16T18:30:19.275+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stelle'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='universo'/><title type='text'>Da solo con l'universo</title><content type='html'>Penso che se si vuole avere una percezione dell'esistenza di Dio è sufficiente domandarsi: "Perché esiste l'Universo?" e cercare di concentrarsi sul significato della domanda per qualche minuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ieri notte sono stato per un po' da solo con l'Universo. O almeno con quella piccola fetta di Universo che si intravede da casa mia. La visibilità discreta e un magnifico Giove ben alto a oriente mi hanno invogliato, infatti, a tirar fuori il telescopio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le meraviglie che si possono scoprire anche con un piccolo strumento sono inimmaginabili. Certo, occorre una sensibilità particolare. Non dell'occhio, non dell'ottica o dell'oculare, ma dell'anima. Non bisogna aspettarsi di vedere gli oggetti così come appaiono sulle fotografie delle riviste o dei manuali. Non è l'aspetto visivo degli oggetti celesti che conta. Conta il contatto con l'infinito, con l'imperscrutabile, con ciò che a occhio nudo è invisibile e invece è immensamente più grande di tutto, e viene mirabilmente scoperto puntando il telescopio laddove il cielo sembra vuoto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco: la scoperta. E' forse la scoperta la sensazione più intensa e straordinaria, quella sensazione che ti lascia sgomento per la bellezza di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Galassia_di_Andromeda"&gt;Andromeda&lt;/a&gt; anche se vedi Andromeda come una indefinita macchia lattiginosa. Solo il fatto di averla osservata ti fa sentire in contatto con il creatore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non è la bellezza oggettiva che ti colpisce. L'osservazione del cielo è pura soggettività. La separazione di una stella doppia può lasciare indifferenti la maggior parte delle persone, temo. Ma chi ha uno spirito elevato, allenato a riflettere sulla magnificenza del creato, non può non rimanere affascinato dalle componenti gialla e azzurra di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Albireo"&gt;Albireo&lt;/a&gt;, o da quelle gialla e rossa di&amp;nbsp;&lt;i&gt;eta Cassiopeiae&lt;/i&gt;, o dalla Doppia doppia &lt;i&gt;epsilon Lyrae&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E le nebulose? Che dire di questi oggetti tanto evanescenti quanto pieni di colori, forme e vita se fotografati a lungo? Non credevo fosse possibile osservare le nebulose con il mio telescopio, eppure ieri ne ho vista una. Sembrava una stella sfocata, nulla di appariscente se osservata con gli occhi, ma di una bellezza soffocante se osservata col cuore. Si trattava della &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nebulosa_Anello"&gt;Ring Nebula&lt;/a&gt;, la nebulosa planetaria della costellazione della Lyra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nulla come le stelle, le semplici stelle, però, mi lascia estasiato. La loro presenza ovunque è qualcosa di inconcepibile per la nostra mente. Anche la più buia regione del cielo, se ingrandita al telescopio, rivela tantissime stelle. E se ingrandita con un telescopio ancora maggiore, ne rivela altre più deboli e lontane. E se fotografata a lunga esposizione ne rivela un numero impensabile. Ovunque puntiamo lo sguardo, su nel cielo, c'è la mano del Creatore. Allora, quando le stelle, per una rigida legge fisica o per una pura coincidenza visiva, si raggruppano in fitti agglomerati, capita che l'occhio non riesce a comprenderle tutte e l'anima viene sopraffatta da una sensazione di immensità. E' stato il caso&amp;nbsp;del &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ammasso_Doppio_di_Perseo"&gt;Doppio ammasso di Perseo&lt;/a&gt;. Il campo visivo dell'oculare non riusciva a contenere tutte le stelle di entrambi gli ammassi, tanto erano numerose e diffuse!&amp;nbsp;Se puntavo sull'uno, l'altro spariva parzialmente e viceversa, e lo spirito rimaneva quasi deluso perché non poteva godere pienamente di tutta la bellezza disponibile.&amp;nbsp;Più fissavo lo sguardo, più stelle comparivano e si imprimevano sulla retina... e solo con uno sforzo di volontà sono riuscito a staccarmi da quella meraviglia cosmica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E infine &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giove_(astronomia)"&gt;Giove&lt;/a&gt;. Il sommo pianeta. La sua brillantezza non ha eguali nel cielo notturno. Avevo già osservato Giove altre volte, ma ieri notte è stata un'esperienza unica. La nitidezza dei particolari, anche al massimo ingrandimento, mi ha impressionato. Sono rimasto a fissare il pianeta per una mezz'ora buona, e più l'occhio si adattava alla sua visuale, più piccoli dettagli emergevano. L'atmosfera era ferma, Giove mi guardava e si lasciava guardare, maestoso e vicino...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Siamo troppo ancorati al materialismo e all'individualismo. L'Universo ci compatisce per questo, mentre noi siamo talmente presuntuosi da ignorarlo. Se ci lasciassimo sopraffare dalla sua grandezza, forse cominceremmo a comprendere cosa sia l'umiltà.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1886426244190145833-1551326568059084111?l=torremancina.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://torremancina.blogspot.com/feeds/1551326568059084111/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://torremancina.blogspot.com/2010/08/da-solo-con-luniverso.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1886426244190145833/posts/default/1551326568059084111'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1886426244190145833/posts/default/1551326568059084111'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://torremancina.blogspot.com/2010/08/da-solo-con-luniverso.html' title='Da solo con l&apos;universo'/><author><name>danee</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1886426244190145833.post-7690792211820407309</id><published>2010-08-08T16:43:00.005+02:00</published><updated>2010-08-10T15:11:47.798+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='teoria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='obiettivi'/><title type='text'>Il puzzle e le scarpe da corsa</title><content type='html'>Questo è un post difficile. E' un po' che ci sto meditando, e più ci penso più l'idea si complica e diventa intrattabile. Quindi è bene che ne scriva il prima possibile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il fatto è che mi piacciono i puzzle. Mi piace l'idea di migliaia di tasselli alla rinfusa che, composti in un unico modo, danno un'immagine compiuta. Il caos da cui scaturisce l'ordine. Mi piace prendere un tassello e individuarne la posizione confrontandolo con l'immagine intera. L'esercizio di pazienza che richiede questa attività mi&amp;nbsp;delizia e mi rilassa allo stesso tempo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E' come costruire qualcosa e seguirne la realizzazione passo dopo passo. Questo qualcosa, l'obiettivo finale, all'inizio sembra quasi impossibile da raggiungere. Bisogna incastonare mille o anche più tasselli, uno dopo l''altro, per completare l'opera. L'ordine non è determinante; ogni tassello è tuttavia importante allo stesso modo; tutti i tasselli sono necessari e ciascuno ha una sua posizione ben precisa nel disegno complessivo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se guardassi il caotico mucchio iniziale dei tasselli non saprei da dove cominciare. Invece osservo l'immagine intera sulla scatola, e ho subito chiara l'idea di come procedere. E' semplice infatti individuare una zona del disegno i cui pezzi siano più facilmente riconoscibili. E' da lì che comincio: mi metto alla ricerca dei tasselli che formano questo primo frammento dell'opera, e inizio la composizione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante questo processo succede una cosa interessante. Mentre sono intento a cercare i tasselli che mi occorrono, mi imbatto costantemente in altri tasselli che attirano la mia attenzione, e che ritengo siano utili a comporre altri frammenti. Comincio perciò a mettere da parte anche loro. Proseguendo con questa tecnica, si formano vari raggruppamenti di tasselli, con cui do forma ad altrettanti frammenti. Naturalmente è possibile che un tassello che ritenevo utile non si riveli tale; in tal caso lo rimetto nel mucchio in modo che non mi confonda le idee.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Arriva poi il momento emozionante del congiungimento di due frammenti, due parti separate che si uniscono in un frammento più grande, quasi a prendere coscienza del loro fine comune. Così, tassello dopo tassello, frammento dopo frammento, l'opera si compone, lentamente ma inesorabilmente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è la teoria della perseveranza. Il puzzle può rappresentare il cammino verso il raggiungimento dei propri obiettivi. Ogni passo verso l'obiettivo è simboleggiato dal singolo tassello, che contribuisce in modo piccolo ma indispensabile allo scopo. Come ogni tassello è necessario, così non si può prescindere dal compiere ogni passo necessario per raggiungere la meta. Così come il caos iniziale dei tasselli può scoraggiare di fronte all'opera completa, anche il pensare all'infinità di azioni necessarie per giungere all'obiettivo può scoraggiare dall'intraprendere la strada. Invece se la meta è chiara davanti agli occhi, e la si osserva attentamente, forse si riuscirà a scorgere un frammento iniziale dell'opera da compiere, un traguardo intermedio da tagliare. E una volta iniziata la strada, chissà che non ci si imbatta in qualche evento inaspettato e interessante…&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si dà il caso, però, che da un po' di tempo ho intrapreso un'attività che, per me che sono sedentario per definizione, è a dir poco inconsueta: il running. Quando corro penso alle cose più disparate, ma ce n'è una particolarmente ricorrente. Penso al traguardo finale, ovvero al momento in cui sarò tornato a casa e avrò posto fine all'immane fatica. Nel preciso istante in cui tale pensiero si affaccia alla mia mente, sento il corpo rispondere in maniera spietata: la corsa si scompone, le gambe avanzano più pesanti e il fiato viene meno. La fatica raddoppia e il passo rallenta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da quando ho riflettuto sull'analogia del puzzle (correndo), non commetto più questo errore. La meta finale non è il riposo a casa! La meta è la fine della strada, il punto esatto dove poggerò il piede per l'ultima volta. L'obiettivo in questo modo è messo in correlazione con le azioni che sto compiendo (i passi), che quindi assumono il loro giusto scopo. Ma questo non basta, perché se il punto in cui cesserò di correre è a cinque chilometri di distanza (vabbe', facciamo tre), io non riesco a vederlo. E vedere l'obiettivo chiaramente davanti a sé è fondamentale, così come osservare il disegno del puzzle.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò mi focalizzo sulla più lontana meta visibile, possono essere degli alberi in lontananza di una strada che so dovrò percorrere, oppure la fine dell'interminabile rettilineo. E quando fisso lo sguardo sulla meta ora concreta, il passo si fa più spedito, le gambe rispondono meglio, la fatica diminuisce!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E' solo una suggestione? E' difficile dirlo. Non credo che il corpo consumi realmente meno energie, tuttavia la mente ha senz'altro un ruolo fondamentale nella percezione dello sforzo. Anche solo credere in qualcosa ci dà più slancio nel perseguirla, e la percezione dell'obiettivo a portata di mano aumenta sicuramente la convinzione che posso farcela.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Purtroppo, però, tale percezione spesso dura solo un attimo. Rimanere concentrati sull'obiettivo è difficile! Non appena la mente si distoglie per qualunque motivo dalla meta, ricado nel caos dei tasselli. Più è lontana la meta, più lunga è la concentrazione richiesta e più facile quindi che mi distragga. Allora cerco di ragionare in termini di frammenti. Anziché guardare alla meta lontana, cerco di individuare dei traguardi intermedi su cui concentrare l'attenzione: la successiva curva della strada, l'albero solitario, la prossima fila di buche. Questi mini-traguardi sono più vicini ed è più facile rimanere concentrati su di essi! Inoltre hanno un vantaggio: la percezione del loro avvicinamento è più tangibile, li posso vedere muoversi verso di me, a differenza di un obiettivo lontano che resta immobile sullo sfondo. Quindi mi sento più motivato nell'andare avanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma funziona?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E' un esercizio molto difficile. Le occasioni per distrarmi purtroppo non mancano. Un cane che abbaia all'improvviso correndomi incontro è il modo più brutale, ma ce ne sono altri più subdoli e sempre in agguato. Per esempio i segnali del corpo: un ginocchio che scricchiola, il muscolo della schiena che si indurisce, i polmoni che si indolenziscono, le vesciche ai piedi, un'auto o un trattore che ti fanno deviare dalla traiettoria. E poi c'è la respirazione. La maledetta respirazione. L'altra cosa ritmica oltre ai passi. Ho sempre cercato, fin dall'inizio, di tenere sotto controllo la respirazione, sincronizzandola con il ritmo dei passi. Ma tutto ciò impegna la mente, rigettandomi nella consapevolezza del sacrificio di ogni singolo passo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Insomma, nell'accavallarsi di tutti questi pensieri, mi sento di trarre una conclusione. La corsa è un'applicazione della teoria del puzzle. La teoria della pazienza nel comporre i tasselli diventa pratica della perseveranza nella corsa (e nella vita in generale). Ma l'analogia finisce qui. Il puzzle è rilassante, la corsa è dura. Nella teoria del puzzle, quando sei stanco puoi interromperti e riprendere il giorno dopo o quando ti riprende la voglia. Nella pratica della corsa, se sei stanco non puoi fermarti dove vuoi e quanto vuoi, perché devi tornare a casa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Correndo mi sono reso conto (o meglio, ho sperimentato concretamente) quanto la sola teoria possa essere inutile. E' illusorio ripararsi dietro la conoscenza teorica. La teoria è importante, è una linea guida, ma la pratica è dura e sapere la teoria non implica la riuscita negli intenti: la perseveranza, l'intraprendenza e la volontà di fare temo proprio che contino di più.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dico "temo" perché io sono sempre stato un teorico. Cioè, io la teoria sento di averla, è nell'applicazione che sono carente. E nella vita contano le cose fatte, non quelle pensate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma ora spero che le mie scarpe da corsa mi aprano la strada e mi portino sempre più lontano...&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1886426244190145833-7690792211820407309?l=torremancina.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://torremancina.blogspot.com/feeds/7690792211820407309/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://torremancina.blogspot.com/2010/08/il-puzzle-e-le-scarpe-da-corsa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1886426244190145833/posts/default/7690792211820407309'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1886426244190145833/posts/default/7690792211820407309'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://torremancina.blogspot.com/2010/08/il-puzzle-e-le-scarpe-da-corsa.html' title='Il puzzle e le scarpe da corsa'/><author><name>danee</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1886426244190145833.post-4391716403977319491</id><published>2010-07-08T23:49:00.017+02:00</published><updated>2010-07-09T00:18:29.183+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='zen'/><title type='text'>No mente</title><content type='html'>Mi ricordo la prima volta che andai dal dentista. Forse avevo otto o nove anni. Non sapevo cosa mi attendeva, perciò ero abbastanza tranquillo. Mi cavarono un canino con tutta la radice, e credo che il cimelio sia ancora conservato in qualche posto in casa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi mi ricordo la seconda volta che andai dal dentista. Ovviamente non mi sentivo più così tranquillo. Anche se dovevo fare un semplice controllo, ormai ero cosciente di cosa mi sarebbe potuto succedere. A differenza della prima volta sapevo, dunque potevo immaginare scenari preoccupanti. La consapevolezza del possibile aveva insinuato in me il timore. L'ignoranza del possibile, invece, mi aveva fatto affrontare spensieratamente la prima prova.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E' un po' come la cosiddetta fortuna del principiante. Il principiante spesso esegue una buona prova al primo tentativo perché non pensa. Non è che lo faccia volontariamente, è che non sa a cosa deve pensare per realizzare la prova. Successivamente la sua "fortuna" si esaurisce, perché una volta rotto il ghiaccio entra in gioco il pensiero che prende coscienza dei meccanismi, o almeno crede di farlo. Ma ovviamente il principiante è un principiante e non sa ancora nulla dei meccanismi, quindi comincia a sbagliare come è giusto che sia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma l'assenza del pensiero è l'essenza della perfezione. Riusciamo a fare perfettamente un'azione solo se non pensiamo ad essa. Per riuscire a camminare dobbiamo forse pensare a mettere un passo avanti all'altro? La scrittura di un bambino è stentata perché egli ancora pensa a ogni lettera da concatenare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I maestri zen conoscono bene questo principio. E' il fine ultimo dei loro insegnamenti. E' il principio riassunto mirabilmente con due parole in una scena di un &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/L'ultimo_samurai"&gt;film epocale&lt;/a&gt;: &lt;i&gt;No mente&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;object height="265" width="320"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/YHMu1Vm1dtw&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1?rel=0&amp;amp;color1=0x3a3a3a&amp;amp;color2=0x999999"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/YHMu1Vm1dtw&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1?rel=0&amp;amp;color1=0x3a3a3a&amp;amp;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="320" height="265"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco, io mi sentivo così prima di scrivere questo secondo post. Il primo infatti è nato senza pensare. Mi son detto vediamo che succede. Ora invece sono consapevole di quello che è successo, e si è insinuato in me il pensiero. Cosa scriverò? Riuscirò a non far passare troppi giorni tra un post e l'altro? Come potrò essere sicuro di non aver scritto banalità?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma soprattutto: riuscirò a raggiungere la perfezione, scrivendo senza pensare?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1886426244190145833-4391716403977319491?l=torremancina.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://torremancina.blogspot.com/feeds/4391716403977319491/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://torremancina.blogspot.com/2010/07/no-mente.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1886426244190145833/posts/default/4391716403977319491'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1886426244190145833/posts/default/4391716403977319491'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://torremancina.blogspot.com/2010/07/no-mente.html' title='No mente'/><author><name>danee</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1886426244190145833.post-7200685497396565186</id><published>2010-07-03T19:19:00.006+02:00</published><updated>2010-07-05T23:48:07.100+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='perché'/><title type='text'>Prove tecniche di blog</title><content type='html'>Prima o poi doveva succedere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se dovessi dire perché sto aprendo questo blog non saprei da dove cominciare. Ma dovevo farlo.&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
Potrei dire perché mi piace scrivere, ma è banalmente troppo facile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Forse perché ho qualcosa da dire. Forse. Non ho la pretesa che possa interessare minimamente a qualcuno quello che scrivo, ma sono convinto che se non lo scrivo quel qualcosa rimane nella mia mente a intasare il resto dei pensieri, aumentandone l'entropia e rischiando di distogliere la mia attenzione da quelli realmente importanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché un tempo scrivevo, e ho nostalgia di quel tempo. La soddisfazione di quei momenti spesso mi ritorna alla mente, e quando rileggo qualcosa scritto anni fa mi domando stupito "ma l'ho scritto proprio io?"... perché quello che ho scritto evidentemente mi è piaciuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché il tempo passa velocemente, gli anni si susseguono troppo uguali e quando ti giri indietro a ripensare a tutto quello che hai vissuto più o meno recentemente ti accorgi che ne ricordi una parte veramente piccola. E allora ti immagini tra cinque, dieci anni a rileggere queste pagine che, inaspettatamente, ti fanno rivivere ricordi e pensieri che ormai si sono cancellati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo so, sto scrivendo un po' a vanvera questo primo post, sento alquanto scricchiolante la fluidità delle parole, la concatenazione delle frasi. Sto usando troppo spesso il tasto DEL.&amp;nbsp;Ma non mi importa. Per ora mi accontento di aver dato il via a questa impresa, che spero ovviamente di continuare il più a lungo possibile...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se qualche lettore avrà mai la disavventura di leggere questa pagina, sappia che è stata scritta senza premeditazione. Ecco, la consideri come una brutta copia di un tema che si dovrà svolgere. Ma consideri anche che da studente, a scuola, spesso non riuscivo a consegnare i temi in bella copia. Perciò sia indulgente.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1886426244190145833-7200685497396565186?l=torremancina.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://torremancina.blogspot.com/feeds/7200685497396565186/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://torremancina.blogspot.com/2010/07/perche.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1886426244190145833/posts/default/7200685497396565186'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1886426244190145833/posts/default/7200685497396565186'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://torremancina.blogspot.com/2010/07/perche.html' title='Prove tecniche di blog'/><author><name>danee</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
