lunedì 6 febbraio 2012

Lettera aperta a Mario Monti

Egr. Prof. Dr. On. Pres. Monti,
premetto che ho la massima stima di Lei, anche se basata esclusivamente sul suo noto e prestigioso curriculum.

Le scrivo la presente con lo scopo di darLe un umile consiglio, se avrà modo di accettarlo da un cittadino qualunque, uno cioè dei tanti milioni di cittadini che hanno visto il Suo avvento con una certa dose di sollievo e speranza. Un cittadino, tuttavia, Le assicuro alquanto turbato dalla situazione attuale italiana, nonché esasperato da quella passata negli ultimi 20 anni.

L'occasione che mi spinge a scriverLe è l'ormai notoria Sua affermazione per cui il lavoro fisso sarebbe monotono e dunque non c'è niente di drammatico nella cosiddetta "flessibilità". (Una parola tra l'altro oggi tanto inflazionata quanto abusata, una parola infida e subdola usata deliberatamente per mascherare una realtà assai più fastidiosa e drammatica: quella della precarietà e della disoccupazione.)

Ma non voglio entrare nel merito di questioni relative ai problemi del lavoro, di cui si discute ormai quotidianamente, fino alla nausea. Non voglio nemmeno entrare nel merito della Sua specifica affermazione; sono sicuro che, da esperto economista quale è, Lei avrà avuto le Sue ottime ragioni e visioni prospettiche, che noi poveri cittadini ignari di come funziona il Suo mondo dell'economia non possiamo capire, per arrivare ad asserire tali parole.

Le confesso che Lei, caro Professore, ci è piaciuto subito: tutti i media si sono ingozzati nell'usare quell'aggettivo, "sobrio", per etichettarLa, come è loro costume fare. Lei ci è piaciuto anche perché ha scelto nella Sua squadra i migliori tecnici sulla piazza (almeno così ci hanno fatto intendere). Lei ha continuato a piacerci, per come, nella prima conferenza stampa, ha annunciato la imminente manovra finanziaria, circondato dal suo staff di eccellenze. In seguito, ci siamo sforzati nel farci ancora piacere il Suo governo, nonostante le solite, noiose, ormai medievali obiezioni sui vari conflitti di interessi che sono state sollevate dai soliti giornalisti guastafeste.

Lei, purtroppo, ha cominciato a piacerci un po' meno, quando abbiamo iniziato a realizzare le varie sfaccettature della Sua manovra, varata sotto la bandiera di un'equità che in molti, troppi, abbiamo avuto difficoltà a percepire. Ma tant'è, se questa è l'unica strada per uscire dal tunnel, va percorsa. Sappiamo bene, inoltre, che Lei ha a che fare con la stessa marmaglia parlamentare che ci ha condotto sull'orlo del baratro, e che dunque è circondato da interessi di casta, privilegi, arroganza, bassezza morale, ipocrisia, menzogna e incompetenza. Perciò ci rendiamo conto che Lei poco o nulla può contro i colpi di coda di leggi vergognose che questa accozzaglia di faccendieri tenta ancora di propinarci; quindi, anche se tutto ciò non ci piace affatto, siamo consapevoli di non potercela prendere più di tanto con Lei.

Tuttavia Lei, caro Professore, ci sta piacendo sempre meno per un altro motivo, che non è tecnico e non riguarda il suo operato politico. Noi, purtroppo, stiamo notando una cosa che ci turba: stiamo cominciando a vederla troppo spesso. Dove? In TV. E con Lei, stiamo vedendo troppo spesso le facce di alcuni Suoi egregi colleghi, come Fornero, Passera & co.

Caro Professore, quello che vorrei chiederle è molto semplice. Noi abbiamo fiducia in Lei, e vorremmo continuare ad averne. Ma ci faccia un piacere: resti dietro alle telecamere. A noi piacciono le persone che lavorano senza bisogno di apparire. Ne abbiamo abbastanza di pseudo-ministri cabarettisti, con più ore di presenza in tv che in Parlamento.

Ci faccia questo grosso regalo. Resti fuori dal merdoso sistema mediatico che ha ammorbato l'Italia negli ultimi venti anni. Vede, Professore, questo sistema è costruito apposta per farLe dire anche cose che non penserebbe mai. Questo sistema è pieno di professionisti del raggiro, il cui mestiere è proprio quello di creare trappole verbali in grado di far cadere in fallo la prescelta vittima. E una volta scattata la trappola, non conta più la contestualizzazione della frase pronunciata. La frase è stata pronunciata, e solo sulla frase sarà puntata l'attenzione generale.

E cosa è successo dopo? Lei è stato costretto a dire di "essere stato equivocato". Certo, lo sappiamo, però questa Sua affermazione ci ha fatto venire lo stesso la pelle d'oca, per ovvii motivi legati al nostro recente passato che Lei invece dovrebbe farci dimenticare...

Noi, carissimo Professore, vogliamo quindi sperare che Lei sia stato soltanto una vittima caduta nella trappola mediatica, e che non abbia voluto realmente dire ciò che ha detto. Quindi non posso che ribadirLe il mio umilissimo ma accorato invito: non compaia più in TV. E, per cortesia, ordini al suo staff di fare altrettanto; di sicuro i professionisti del mestiere sarebbero in grado di tirar fuori facilmente qualche corbelleria anche a loro.

Se seguirà il mio consiglio, Le assicuro che la mia stima per Lei non potrà che aumentare smisuratamente.

Grazie, un caro saluto e un sincero augurio di buon lavoro.

Un cittadino (in cerca di un po' di verità, giustizia, onestà ed equità).