lunedì 16 agosto 2010

Da solo con l'universo

Penso che se si vuole avere una percezione dell'esistenza di Dio è sufficiente domandarsi: "Perché esiste l'Universo?" e cercare di concentrarsi sul significato della domanda per qualche minuto.

Ieri notte sono stato per un po' da solo con l'Universo. O almeno con quella piccola fetta di Universo che si intravede da casa mia. La visibilità discreta e un magnifico Giove ben alto a oriente mi hanno invogliato, infatti, a tirar fuori il telescopio.

Le meraviglie che si possono scoprire anche con un piccolo strumento sono inimmaginabili. Certo, occorre una sensibilità particolare. Non dell'occhio, non dell'ottica o dell'oculare, ma dell'anima. Non bisogna aspettarsi di vedere gli oggetti così come appaiono sulle fotografie delle riviste o dei manuali. Non è l'aspetto visivo degli oggetti celesti che conta. Conta il contatto con l'infinito, con l'imperscrutabile, con ciò che a occhio nudo è invisibile e invece è immensamente più grande di tutto, e viene mirabilmente scoperto puntando il telescopio laddove il cielo sembra vuoto.

Ecco: la scoperta. E' forse la scoperta la sensazione più intensa e straordinaria, quella sensazione che ti lascia sgomento per la bellezza di Andromeda anche se vedi Andromeda come una indefinita macchia lattiginosa. Solo il fatto di averla osservata ti fa sentire in contatto con il creatore.

Non è la bellezza oggettiva che ti colpisce. L'osservazione del cielo è pura soggettività. La separazione di una stella doppia può lasciare indifferenti la maggior parte delle persone, temo. Ma chi ha uno spirito elevato, allenato a riflettere sulla magnificenza del creato, non può non rimanere affascinato dalle componenti gialla e azzurra di Albireo, o da quelle gialla e rossa di eta Cassiopeiae, o dalla Doppia doppia epsilon Lyrae.

E le nebulose? Che dire di questi oggetti tanto evanescenti quanto pieni di colori, forme e vita se fotografati a lungo? Non credevo fosse possibile osservare le nebulose con il mio telescopio, eppure ieri ne ho vista una. Sembrava una stella sfocata, nulla di appariscente se osservata con gli occhi, ma di una bellezza soffocante se osservata col cuore. Si trattava della Ring Nebula, la nebulosa planetaria della costellazione della Lyra.

Nulla come le stelle, le semplici stelle, però, mi lascia estasiato. La loro presenza ovunque è qualcosa di inconcepibile per la nostra mente. Anche la più buia regione del cielo, se ingrandita al telescopio, rivela tantissime stelle. E se ingrandita con un telescopio ancora maggiore, ne rivela altre più deboli e lontane. E se fotografata a lunga esposizione ne rivela un numero impensabile. Ovunque puntiamo lo sguardo, su nel cielo, c'è la mano del Creatore. Allora, quando le stelle, per una rigida legge fisica o per una pura coincidenza visiva, si raggruppano in fitti agglomerati, capita che l'occhio non riesce a comprenderle tutte e l'anima viene sopraffatta da una sensazione di immensità. E' stato il caso del Doppio ammasso di Perseo. Il campo visivo dell'oculare non riusciva a contenere tutte le stelle di entrambi gli ammassi, tanto erano numerose e diffuse! Se puntavo sull'uno, l'altro spariva parzialmente e viceversa, e lo spirito rimaneva quasi deluso perché non poteva godere pienamente di tutta la bellezza disponibile. Più fissavo lo sguardo, più stelle comparivano e si imprimevano sulla retina... e solo con uno sforzo di volontà sono riuscito a staccarmi da quella meraviglia cosmica.

E infine Giove. Il sommo pianeta. La sua brillantezza non ha eguali nel cielo notturno. Avevo già osservato Giove altre volte, ma ieri notte è stata un'esperienza unica. La nitidezza dei particolari, anche al massimo ingrandimento, mi ha impressionato. Sono rimasto a fissare il pianeta per una mezz'ora buona, e più l'occhio si adattava alla sua visuale, più piccoli dettagli emergevano. L'atmosfera era ferma, Giove mi guardava e si lasciava guardare, maestoso e vicino...

Siamo troppo ancorati al materialismo e all'individualismo. L'Universo ci compatisce per questo, mentre noi siamo talmente presuntuosi da ignorarlo. Se ci lasciassimo sopraffare dalla sua grandezza, forse cominceremmo a comprendere cosa sia l'umiltà.

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