giovedì 8 luglio 2010

No mente

Mi ricordo la prima volta che andai dal dentista. Forse avevo otto o nove anni. Non sapevo cosa mi attendeva, perciò ero abbastanza tranquillo. Mi cavarono un canino con tutta la radice, e credo che il cimelio sia ancora conservato in qualche posto in casa.

Poi mi ricordo la seconda volta che andai dal dentista. Ovviamente non mi sentivo più così tranquillo. Anche se dovevo fare un semplice controllo, ormai ero cosciente di cosa mi sarebbe potuto succedere. A differenza della prima volta sapevo, dunque potevo immaginare scenari preoccupanti. La consapevolezza del possibile aveva insinuato in me il timore. L'ignoranza del possibile, invece, mi aveva fatto affrontare spensieratamente la prima prova.

E' un po' come la cosiddetta fortuna del principiante. Il principiante spesso esegue una buona prova al primo tentativo perché non pensa. Non è che lo faccia volontariamente, è che non sa a cosa deve pensare per realizzare la prova. Successivamente la sua "fortuna" si esaurisce, perché una volta rotto il ghiaccio entra in gioco il pensiero che prende coscienza dei meccanismi, o almeno crede di farlo. Ma ovviamente il principiante è un principiante e non sa ancora nulla dei meccanismi, quindi comincia a sbagliare come è giusto che sia.

Ma l'assenza del pensiero è l'essenza della perfezione. Riusciamo a fare perfettamente un'azione solo se non pensiamo ad essa. Per riuscire a camminare dobbiamo forse pensare a mettere un passo avanti all'altro? La scrittura di un bambino è stentata perché egli ancora pensa a ogni lettera da concatenare.

I maestri zen conoscono bene questo principio. E' il fine ultimo dei loro insegnamenti. E' il principio riassunto mirabilmente con due parole in una scena di un film epocale: No mente.



Ecco, io mi sentivo così prima di scrivere questo secondo post. Il primo infatti è nato senza pensare. Mi son detto vediamo che succede. Ora invece sono consapevole di quello che è successo, e si è insinuato in me il pensiero. Cosa scriverò? Riuscirò a non far passare troppi giorni tra un post e l'altro? Come potrò essere sicuro di non aver scritto banalità?

Ma soprattutto: riuscirò a raggiungere la perfezione, scrivendo senza pensare?

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